
ello stesso giorno ed a distanza di poche ore l'uno dall'altro sono morte due delle più potenti icone pop del XX secolo, Farrah Fawcett e Michael Jackson. Entrambe le notizie, essendo arrivate totalmente inaspettate, mi hanno sconvolto. La morte colpisce anche quei personaggi che comunque la morte l'hanno già vinta avendo lasciato buoni motivi per farsi ricordare positivamente. È un'ovvietà certo, ma sono davvero colpito da quella clamorosa fragilità che nemmanco tutti i soldi del mondo riescono a consolidare. A riflettere su queste idee mi tornano alla mente due discorsi pronunciati qualche tempo fa da Mario Tozzi durante la trasmissione TV
La gaia scienza: il geologo ha spiegato in maniera spiazzante fatti stra-risaputi, ma che messi nero su bianco danno da pensare; il primo di monologo riguardava il fatto che tutto l'universo è fatto degli stessi 118 tipi di atomo, sempre quelli, che tutto è fatto degli stessi identici mattoncini, quindi nulla se non l'ordine in cui questi pezzi di Lego sono disposti ci differenzia da una felce o un mattone: se fondamentalmente tutto è fatto degli stessi materiali, e quindi tutto è omogeneo e tutto è uguale a tutto, che senso ha tentare di distinguere me uomo bianco da un uomo di colore, e poi da un cane, e da una pianta, e financo da una roccia: tanto siamo fatti tutti degli stessi mattoncini, e proseguendo su questa strada ichilista si giunge a chiedersi che senso ha la vita stessa. L'altro monologo che ricorderò sempre ivece era dedicato all'inquinamento: non ho mai sentito nulla di più convincente a smettere di inquinare istantaneamente; siccome però io non sono tutto il mondo, ed il mondo è invece guidato da logiche che impediscono che possa fermarsi l'inquinamento, è certo che ci stiamo dirigendo verso il tramonto della vita sulla Terra (o quantomeno della specie umana). Molto drammatico. Se proviamo a sommare questi quattro elementi (due morti eccellenti e due discorsi eloquenti) otteniamo che 2+2=4, e come è risaputo il 4, nelle culture orientali, è simbolo di sventura perché si pronuncia appunto come la parola "morte". Il mio numero preferito è il 4, il mio numero astrologico è il 4, la mia vita è quotidianamente stranamente e casualmente (
o no) piena di 4. Cioè di morte. Non so perché penso queste cose. Leggo fra le citazioni preferite di un mio
amico blogger la seguente lapidaria riflessione di Blaise Pascal:
«Nonostante le mie conoscenze sono di un’ignoranza spaventosa, sto in un angolo dell’universo e non so cosa sia l’universo. So solo una cosa: So che devo morire, ma non so cos’è la morte.»
Non posso che concordare.
Consiglio del giorno: Radiohead -
2+2=5
Allucinante come questi cinque musicisti non sappiano fare altro che essere sempre avanti a tutti gli altri.